23 April 2017

EVOLUZIONE DI UN PROGETTO DI COSTRUZIONE / EVOLUTION OF A CONSTRUCTION PROJECT / Pier Giorgio De Pinto / Spazio 5B







EVOLUZIONE DI UN PROGETTO DI COSTRUZIONE / EVOLUTION OF A CONSTRUCTION PROJECT
Mostra personale di Pier Giorgio De Pinto

Spazio 5b, Collezione Luca Berla, Bellinzona, Ticino.

29 aprile – 1 luglio 2017

La geometria che uso ampiamente nel mio lavoro trova le sue radici nello studio della natura, così come i principi matematici che la compongono. Molte forme osservate in natura possono essere correlate alla geometria; ad esempio le api costruiscono in forma esagonale le cellule che contengono il loro miele. Nel mio lavoro c'è soprattutto uno studio sulla geometria tradizionale "sacra" che si riferisce ai cinque solidi platonici e allo studio della “Divina Proportione” tanto cara al matematico Luca Pacioli e a Leonardo da Vinci. I cinque solidi platonici sono da sempre correlati in questo ordine: il cubo alla terra, il tetraedro al fuoco, l’ottaedro all’aria, l’icosaedro all'acqua, e il dodecaedro all'universo o "prana/etere".

Platone scrisse che, "La terra vista dall'alto, assomiglia ad una palla contenuta in dodici pezzi di pelle cuciti tra di loro”, con questa osservazione si iniziò a considerare il dodecaedro come simbolo di Gaia, il pianeta vivente “Terra”. Trovo interessante questa connessione tra scienza/ambiente/natura e filosofia che ha generato uno dei miei più importanti progetti chiamato “Future is now”; progetto ancora in evoluzione che, con la mostra presso lo Spazio 5b, si arricchisce di tutta una serie di nuovi lavori presentati al pubblico per la prima volta.

Con “Future is now”, sono partito dallo studi sulle migliaia di diverse sfaccettature del corpo, focalizzandomi su un tema antico quanto l'uomo stesso, tema che è nato con l'uomo come espressione ma anche limite della sua identità storica (la Terra è piatta o sferica? Siamo soli nell’Universo? C’è un ordine superiore che ci guida e che ci ha creati? etc…). Un Genius Loci (spirito del luogo), inteso come confronto territoriale per una definizione geografica/geometrica, partendo dal corpo come territorio in termini di proporzioni "divine". Questo aspetto parte quindi dal corpo ma include un viaggio verso il nostro ambiente, si espande in una visione verso il nostro intero pianeta, il cui percorso può essere tracciato a partire dalla superficie del corpo, sviluppandolo, successivamente, in termini di caratteristiche esoteriche contemporanee, e il loro rapporto con le forme archetipiche del passato.

Con le mie ricerche invito l'uomo a guardare verso la Natura come situazione primordiale ma coniugando questa visione all’uso della tecnologia. Realizzo progetti sul rapporto speciale tra Terra, Scienze, Spiritualità, Geometria e Geografia, attraversando diverse discipline artistiche. Ogni opera è solitamente costituita da un'installazione trans mediale; ovvero con l’uso di video, immagini digitali, installazioni interattive, performance, teatro sperimentale, danza contemporanea. Per fare questo beneficio dello sviluppo di molti software per la creazione di oggetti 3D e animazioni computerizzate, per la Realtà aumentata, la Realtà Virtuale, i codici QR e altre tecnologie.  La tecnologia in se stessa se raccontata tale e quale finisce per annoiare e lo stupore che crea è momentaneo ed esauribile nel giro di pochi secondi. Per questo motivo sviluppo i miei temi sempre coniugando tradizione e tecnologia quindi da un punto di vista storico e al contempo analitico; il risultato è un’analisi in bilico tra pragmatismo e visione, razionalità ed emozione. Suscito nel fruitore delle mie opere una reazione di pensiero e di azione e non solo un approccio passivo.

Gran parte del mio lavoro si basa su foto o video la cui fruizione “digitale” rimuove il senso di profondità di campo, per questo aggiungo loro una nuova dimensione tridimensionale grazie alla manipolazione digitale. I risultati non sono solo parte di una percezione, ma anche una documentazione delle informazioni che raccolgo sul nostro ambiente circostante. La fotografia e il video, non sono quindi parte di una percezione ma parte integrante delle informazioni. In questo contesto, trasformo le strutture architettoniche dell'ambiente umano, costituito da fattori fisici, in un mondo interattivo, non semplicemente virtuale, che ci permette di giocare con la prospettiva di cosa è oggi “essere umano” e “natura”. Non amo molto il concetto di virtuale come contrapposizione al reale. Diciamo piuttosto che il mio lavoro genera (e vive) una seconda Natura. “Die zweite Natur” è tra l’altro il titolo della mostra a cui ho partecipato poco tempo fa presso la Hek Haus der elektronischen Künste di Basilea.

Vivo nell’incantato Ticino. Incantato nel senso specifico di pieno di meraviglie e di magiche energie. Mi sono trasferito in Svizzera nel 2010 per vivere esattamente dove sentivo questa particolare energia del territorio. In Ticino vi è, sicuramente, un Genius Loci speciale ed espanso. Un esempio per tutti il Monte Verità, dove chiunque può scoprire luoghi che emettono alte energie, come sorgenti benefiche, rocce magiche, alberi e boschi sacri, colline e punti panoramici, valli e antichi luoghi di culto.

Attraverso il mio lavoro desidero dare, a chi lo osserva o lo porta a sé, la possibilità di sperimentare la storia e l'atmosfera magica dei luoghi da me visitati in vari territori del mondo. Faccio questo attraverso ricerche sulla mitologia, sui racconti popolari, sulle architetture di paesaggi, ambienti urbanizzati, luoghi di culto e luoghi sacri. Durante i miei soggiorni conduco ricerche su come agisce la Natura sull’uomo, quale agente di trasformazione e di ciclicità costante.

Lavoro su quei concetti di tempo e di spazio che ormai non sono necessariamente riconducibili ad un reale andare 'da qualche parte' o ad un comunicare con 'qualcuno'.
Il mondo virtuale in cui le persone si connettono tra loro, tramite processori digitali attraverso l’uso quotidiano del ‘social networking’, ha creato infatti un vuoto, un altro tempo e spazio, una distanza dalla realtà "tangibile”. Per assurdo siamo circondati da schermi tattili ma non tocchiamo direttamente più nessuno e nulla.

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.
Galileo Galilei (1564 –1642), dal trattato “Il Saggiatore”, 1623.

Pier Giorgio De Pinto, Bellinzona, aprile 2017

Bio/CV
Pier Giorgio De Pinto, Civitavecchia, Roma, 1968
Dopo una formazione professionale ed artistica in Toscana, a Prato ed a Firenze, coltivando interessi e studi nell’ambito della pittura, del disegno, della grafica e della fotografia, ha frequentato la Scuola di Teatro e di Cinema, con corsi dizione e doppiaggio, ed ha partecipato a workshop internazionali di danza contemporanea e performance. Dal 2010 trasferisce il suo studio a Bellinzona, in Svizzera, dove lavora come coordinatore e curatore di eventi al MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino.

De Pinto ha esposto in numerose istituzioni, musei e centri d’arte, come la Tate Britain e Whitechapel Gallery di Londra, Pesti Vigadó Palace in Budapest, Palazzo Medici Riccardi a Firenze, Palazzo Ducale di Genova, Via Farini/DOCVA a Milano, Pinault Foundation a Punta della Dogana e Palazzo Grassi a Venezia, MACT/CACT Arte contemporanea Ticino e Museo Civico Villa dei Cedri in Bellinzona e i2a Istituto Internazionale di Architettura in Lugano, Haus der elektronischen Künste e Fondation Beyeler a Basilea, Le Manoir a Martigny e Cabaret Voltaire di Zurigo. Ha inoltre esposto alla 7° Biennale di Berlino ed è stato tra gli artisti selezionati per Manifesta 11 e recentemente per la Regionale 17 a Basilea.
Le sue opere si trovano in fondazioni internazionali, istituzioni e collezioni private.

Sito ufficiale
www.depinto.it

Progetto Future is now
http://goo.gl/7U7gVQ

mail

pgdepinto@gmail.com

21 February 2017

VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE / 11 March - 4 June 2017 / Villa dei Cedri - MACT/CACT Contemporary Art in CantonTicino




English






VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE. BEING AND EXPRESSING: REFLECTING ON DEGENERATION IN CONTEMPORARY ART. LYRICISM AND BRUTALITY FOR AN UNCELEBRATED ANNIVERSARY.

Eva Aeppli, Antonin Artaud, Katia Bassanini, Giona Bernardi, Jérémie Blanes, Louise Bourgeois, Vannetta Cavallotti, Jean Corty, Carmelo Cutuli, Martin Disler, Nathalie Djurberg, Piotr Dluzniewski, Friedrich Dürrenmatt, Ignaz Epper, Andrea Gabutti, László Győrffy, Lior Herchkovitz, Asger Jorn, Csaba Kis Róka, Mehryl Levisse, Paolo Mazzuchelli, Hermann Nitsch, Meret Oppenheim, Simone Pellegrini, Valter Luca Signorile, Nicholas Sinclair, Chaïm Soutine, Louis Soutter, TOMAK, Varlin, Sandra Vásquez de la Horra


An exhibition concept by Mario Casanova
Curated by Mario Casanova, Mattia Desogus and Carole Haensler Huguet



Museo Civico Villa dei Cedri
Vernissage: Friday 10 March 2017 at 6.00 p.m.

MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino
Vernissage: Saturday 11 March 2017 at 5.30 p.m.

11 March – 4 June 2017



The Villa dei Cedri Civic Museum and the MACT/CACT Contemporary Art Ticino in Bellinzona are together hosting the thematic exhibition entitled ‘Verleihung der Narrenkappe (Conferment of the Jester’s Cap). Being and Expressing: Reflecting on Degeneration in Contemporary Art. Lyricism and Brutality for an Uncelebrated Anniversary’. Originally inspired by the work of a Swiss artist who passed away in 1996, whose work – in the contents and methods used to approach the medium – pointed the way towards reflecting about the creative process in general and how it is represented, the exhibition does not miss a chance to expand on the theme, highlighting analytical approaches, and to consider how the world of culture relates with politics and power. This comparison is not always easy, especially in the framework of a dialogue/clash with what is known as the institutions.

Devised by the curators as a heterotopical mental locus of the artist’s freedom and individuality, the approach to the theme takes shape and develops as a platform of reflection about the comparison or the equation between art and folly, setting out to draw the line of demarcation that separates the consensual shared social locus from the space of the artist’s own subjective and unique inner expressions and expressiveness. The theme focuses on what it means to be an artist, but also on what it means to work in practice as an artist from a socio-political and ethical standpoint, not in any specific period in the past, but in general terms, aiming to grasp the root of creativity, of creation and of the mechanisms that bring about a metamorphic transformation in the mental universe balanced on the knife-edge between reality and truth, between money and value. It is in fact around the concept of thinking that the genesis and excrescence of making gradually coagulates. Thinking is a virtual magma of creativity, since the act of thinking in itself is off limits, universal, infinite and unlimited, somehow free of moralisms: it is subjective and rationally irrational.

If we focus our appraisals in a prism of historical parallels and cross-references, it is interesting to observe the recurrence of such mythical and mythological figures as Dionysus and Bacchus who, intent on losing their reason as they let themselves go in the fumes of alcohol, constitute a rather apt representation of the paradigms of ontological man in the course of his existential/existentialist path from birth to death, restoring the unconscious and the process of moral degeneration in (dis)equilibrium between Sacred and Sacrilegious. While morality for Friedrich Nietzsche (1844-1900) was an important aspect of the bourgeois social convention as a direct consequence of healthy, honourable relations of commercial exchange (cf. On the Genealogy of Morality, 1887), we find that Zarathustra somehow incarnates the breach of these historical and cultural precepts, overcoming them, for better or worse, in the move towards a new identity of the Superman.

This opens the door to another world, yet it is an unknown door – the door of art and of free will – that distracts us from the usual way of interpreting the phenomena around us that we call ‘bourgeois’, but which in actual fact refer to the wretched social class that still today feeds off and thrives on money and commercial exchange.

From the pleasant yet perverse relationship between power and art comes a figure of the artist who is sarcastic and mad, satirical and a hybrid, a sort of court jester who nevertheless manages to grow apart from reality and disregard it. The artist and his thoughts are too free, too virtual, in fact, and the relationship between art and the market has undergone substantial change over time.

In the early years of the twentieth century, one consequence of the fall of the absolutist aristocracies was that power became a political matrix and calls for republicanism adapted to attribute a different and in some ways pernicious form also to the concept of culture and of mass homogenisation, which in due course led to serious reactions that were also dangerous for freedoms both individual and collective.
In 1937, Adolf Hitler took a heavy-handed interest in this issue, when he commissioned Goebbels to inaugurate the exhibition of ‘Entartete Kunst’ (Degenerate Art), focusing attention back on the economic difficulties faced by Germany at that time and attributing the responsibility for the world’s problems to certain social and racial categories, in particular the Jews, people who were different and thinkers, all guilty of having adulterated the Aryan identity. When the museums were purged of all the art that was considered to be contrary to Germanic culture, the result was that it helped amplify the theories of racial inequality, just as the concept of ‘degeneration’ applied to art gradually changed with time and depending on historical and geopolitical situations, adapting its forms and winning over other cultural contexts, such as the dark moments of Soviet culture under the Stalinist dictatorship or Maoism in China. Hitler’s National Socialism totally outlawed every form of what is generally lumped together as ‘expressionism of the soul’, a much-reviled term that was used astutely by the political regime in those days to determine or at least to generate a specious sense of degeneration of artistic creativity, of free thinking and of society’s moral decay. The title of the exhibition ‘Verleihung der Narrenkappe’ encapsulates this postulate, the degeneration not so much of art as of the relationship between power, art and expressive freedom. The moment in history that we are currently experiencing brings back memories we believed we had put away for good, confirming how much history repeats itself and that our conscience is unequivocally subordinate to being exercised in culture.

This, then, is when the artist became Mr Josef K. in Kafka’s The Trial (1925), or better still Gregor, the main character in The Metamorphosis (1915), where an apparent inability to relate to reality and to express his own artistic and creative freedom creates otherness in Gregor, as it does when he found himself transformed into an enormous insect.

It was actually in the transition from the nineteenth to the twentieth centuries that the parameters of fragmentation and, paradoxically, the pronouncement of the marginalisation of certain social issues were defined, not least as a consequence of the discovery of psychoanalysis and of the studies of Lombroso. We have never – not even now –managed to conceive of individuality as an added value: instead, we tend to see it as a sort of continuous incarnation of discrimination, an element of dangerous disturbance. ‘Verleihung der Narrenkappe’ constructs a platform where plausible pawns are moved to launch into a discussion about the issue of the relationship between creativity and folly, or between culture and power in a society of consensus.

You might almost think that the demarcation line between this side and the hereafter is very transient, tender and always too fragile in a society focused on homogenisation and based on a tidy alphabetic model, where the relationship between majority and minority, between what is considered to be right and what on the other hand is said to be beyond the pale, is defined with violence.

Something new and impetuous was created throughout the entire last century: the concept of the mass and a regime of subjection of culture to the diktats of democratic politics and to what is known as the ‘common weal’, where Bentham’s Panopticon is not just a model to imitate, but becomes the very sap of a system of social communication, whose ultimate aim could well be to strengthen consensus and annihilate individual opinions.

Within this new socio-political set-up, art is an island that is not there, a never-never-land of frustrated delights and contrasted subjectivity. The jester is the artist, but he is also the ‘other’, often the one who is either above or below a social mean, just as the concept of the ‘conferment of the jester’s cap’ aptly represents the metaphor of the human condition of those who exist beyond the pale of a regime.

The relationship between art and power, with its mysteries and its obsessions – maybe actually brought about by desires that remain unfulfilled or unheard – certainly constitutes this enigmatic combination that binds body and soul together, yet at the same time sets them inexorably in opposition, almost as though we were all condemned to decide for one or for the other, in the hope and the vain illusion of change towards the ideal and the universal.

Mario Casanova, Tel Aviv, 2017
Translation Pete Kercher 


Special thanks are due to Kunstmuseum Bern, Expressionismus-Stiftung beim Kunstmuseum Bern, Helvetia Kunstsammlung Basel, Collezione Giuseppe Iannaccone Milano, Collezione d’Arte Matasci, Bibliothèque Nationale Suisse, Fondazione Ignaz & Micha Epper Ascona, Famiglia Cavallotti Bergamo, Hauser & Wirth Zürich, Lisa Wenger, Alice Pauli Lausanne, Katz Contemporary AG Zürich, ACB Gallery Budapest, Várfok Galéria Budapest, to the artists and anonymous collectors for the loan of their works that made this exhibition possible.


MACT/CACT Suisse enjoys the financial and cultural support of Republic and Canton of Ticino/Swisslos, Alfred Richterich Stiftung Kastanienbaum, City of Bellinzona, Friends of MACT/CACT, the Collectors and the Artists.







Italiano


VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE. ESSERE ED ESPRESSIONE. RIFLESSIONI SULLA DEGENERAZIONE NELL’ARTE CONTEMPORANEA. LIRICA E BRUTALITÀ PER UN ANNIVERSARIO NON COMMEMORATO.

Eva Aeppli, Antonin Artaud, Katia Bassanini, Giona Bernardi, Jérémie Blanes, Louise Bourgeois, Vannetta Cavallotti, Jean Corty, Carmelo Cutuli, Martin Disler, Nathalie Djurberg, Piotr Dluzniewski, Friedrich Dürrenmatt, Ignaz Epper, Andrea Gabutti, László Győrffy, Lior Herchkovitz, Asger Jorn, Csaba Kis Róka, Mehryl Levisse, Paolo Mazzuchelli, Hermann Nitsch, Meret Oppenheim, Simone Pellegrini, Valter Luca Signorile, Nicholas Sinclair, Chaïm Soutine, Louis Soutter, TOMAK, Varlin, Sandra Vásquez de la Horra


Concetto espositivo di Mario Casanova
A cura di Mario Casanova, Mattia Desogus, Carole Haensler Huguet



Museo Civico Villa dei Cedri
Vernissage venerdì 10 marzo 2017 alle 18:00

MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino
Vernissage sabato 11 marzo 2017 alle 17:30

11 marzo – 4 giugno 2017



Si apre nella sedi del Civico Museo Villa dei Cedri e MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino a Bellinzona la mostra tematica titolata VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE. ESSERE ED ESPRESSIONE. RIFLESSIONI SULLA DEGENERAZIONE NELL’ARTE CONTEMPORANEA. LIRICA E BRUTALITÀ PER UN ANNIVERSARIO NON COMMEMORATO. Inizialmente ispiratasi all’opera di un artista svizzero scomparso nel 1996, il cui lavoro ha suggerito – per contenuti e modalità di approccio al mezzo – una riflessione attorno al processo creativo in generale e alla sua rappresentazione, l’esposizione non perde l’occasione per estendere questo tema, evidenziando approcci analitici, e per considerare il mondo della cultura nel suo rapporto con la politica e il potere. Tale confronto non è sempre facile soprattutto all’interno di un dialogo/scontro con la cosiddetta Istituzione.

Concepito dai curatori come luogo mentale eterotopico delle libertà e individualità dell’artista, l’approccio alla tematica prende corpo e si sviluppa come piattaforma di riflessione sul confronto o sulla equazione arte-follia, intendendo tracciare quella linea di demarcazione tra il luogo sociale condiviso consensuale e lo spazio delle espressioni ed espressività interiori soggettive e peculiari dell’autore. La tematica si concentra sull’essere artista, ma anche sul farlo dal punto di vista socio-politico ed etico, non già in un periodo storico specifico, quanto piuttosto genericamente, puntando alla radice del creare, della creazione e dei meccanismi che trasformano in maniera metamorfica l’universo mentale in bilico tra realtà e verità, tra denaro e valore. Ed è proprio attorno al concetto di pensiero, che si coagulano lentamente la genesi e le escrescenze del fare. Il pensiero è un magma virtuale di creatività, nella misura in cui l’atto del pensare è off limits, universale, infinito e illimitato, in qualche modo libero da moralismi; soggettivo e razionalmente irrazionale.

All’interno di un prisma di rimandi e parallelismi Storici, è interessante ripercorrere figure mitiche e mitologiche come Dioniso e Bacco, che, nella loro volontà di perdere la ragione liberandosi attraverso i fumi dell’alcol, bene rappresentano i paradigmi dell’uomo ontologico all’interno del suo percorso esistenziale/esistenzialistico, dalla nascita fino alla morte, attraverso la restituzione dell’inconscio e il processo di degenerazione morale in (dis)equilibrio tra il Sacro e il Sacrilego. Se per Friedrich Nietzsche (1844-1900) la morale è un importante aspetto della convenzione sociale borghese come diretta conseguenza dei sani e onorevoli rapporti di scambio commerciale (cfr. La Genealogia della morale, 1887), ecco che Zarathustra incarna in qualche modo la contravvenzione a questi precetti storico-culturali, superandoli nel bene e nel male verso la nuova identità del Superuomo.

Si apre qui un mondo altro, una porta sconosciuta – quella dell’arte e del libero arbitrio –, che ci distoglie dalla solita prassi interpretativa dei fenomeni che ci circondano e che chiameremmo ‘borghesi’, ma che in realtà si riferiscono a quella meschina classe sociale, che di denaro e scambio commerciale ancora tuttora si nutre e si autoalimenta.

Dal piacevole ma perverso rapporto tra potere e arte scaturisce una figura d’artista sarcastica e folle, satirica e ibridata, una sorta di giullare di corte, che riesce tuttavia a estraniarsi e prescindere dal reale. L’artista e i suoi pensieri sono troppo liberi, virtuali – appunto – e il rapporto tra arte e mercato hanno subìto nel tempo modifiche sostanziali.

Agli albori del 1900, conseguentemente alla caduta delle aristocrazie assolute, il potere diventa una matrice politica e i pretesti repubblichini riconfigurano in maniera diversa, e per certi versi perniciosa, anche il concetto di cultura e di massificazione, che porterà pure a reazioni pesanti e pericolose per le libertà non solo individuali.
Nel 1937 Adolf Hitler si occupa di questa tematica in maniera preponderante, inaugurando per mano di Goebbels la mostra ENTARTETE KUNST (Arte degenerata), riportando alla luce i problemi economici della Germania di allora e attribuendo a talune categorie sociali e razziali le responsabilità dei mali del mondo; in particolare ebrei, diversi e persone di pensiero, colpevoli di avere bastardizzato l’identità ariana. L’epurazione dei musei e di tutta quell’arte ritenuta contraria alla cultura germanica, aiuta ad amplificare le teorie dell’ineguaglianza della razza; così come il concetto di ‘degenerazione’ applicato all’arte si modifica nel tempo e dipendentemente dalle situazioni storiche e geo-politiche, modellandosi e conquistando altre realtà quali, per esempio, i momenti bui della cultura sovietica sotto la dittatura stalinista o il maoismo in Cina. Il Nazionalsocialismo hitleriano ha totalmente messo al bando qualsiasi forma genericamente chiamata ‘espressionismo dell’anima’; accezione tanto odiata, che in quel tempo venne astutamente usata dal regime politico per determinare o quantomeno stilare il senso di pretestuosa degenerazione della creazione artistica, del libero pensiero e del degrado morale della società. Il titolo dell’esposizione VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE racchiude questo postulato, la degenerazione non tanto dell’arte quanto del rapporto potere-arte-libertà espressiva. L’attuale momento storico fa riesumare ricordi creduti ormai rimossi e sopiti, confermando quanto la Storia si ripeta e la coscienza sia inequivocabilmente subordinata all’esercizio alla cultura.

Ecco, quindi, che l’artista diventa il signor Josef K. di kafkiana memoria ne IL PROCESSO (1925) o meglio ancora Gregor, protagonista de LA METAMORFOSI (1915), laddove l’apparente incapacità di relazionarsi al reale e di esprimere la propria libertà artistico-creativa crea dei diversi, come la trasformazione di Gregor in insetto.

È proprio nel transito tra Ottocento e Novecento che si definiscono, anche grazie alla scoperta della psicanalisi e agli studi di Lombroso, i parametri di frammentazione e paradossalmente l’enunciazione della marginalizzazione di taluni aspetti sociali. Non siamo mai – ancora oggi – riusciti a concepire l’individualità come valore aggiunto, bensì, piuttosto, come una sorta di incarnazione discriminatoria continuata ed elemento di pericoloso disturbo. VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE (Il conferimento del berretto del folle) costruisce una piattaforma, su cui muovere delle plausibili pedine per l’inizio di una discussione sul tema del rapporto creatività/follia o cultura/potere nella società del consenso.

Viene da pensare che la linea di demarcazione tra l’al di qua e l’al di là sia molto labile, tenera e sempre troppo fragile all’interno di una società normocentrica e basata su di modello alfabetico e ordinato, laddove si definisce in maniera violenta il rapporto tra maggioranza e minoranza, tra ciò che è considerato giusto e ciò che invece non lo sarebbe.

Qualcosa di nuovo e prorompente si è creato durante tutto il Novecento: il concetto di massa e un regime di sottomissione della cultura ai dettami della politica democratica e del cosiddetto ‘bene comune’, laddove il Panottico non solo resta un modello da seguire, ma diviene linfa di un sistema di comunicazione sociale, il cui scopo ultimo potrebbe essere il rafforzamento del consenso e l’annichilimento delle opinioni individuali.

L’arte è, all’interno di questo nuovo schema socio-politico, un’isola che non c’è, un luogo delle delizie frustrate e del soggettivo contrapposto. Il Narr è l’artista, ma anche ‘l’altro’, spesso colui che sta al di sopra o al di sotto di una media sociale, così come il concetto di ‘conferimento del berretto del folle’ ben rappresenta la metafora della condizione umana di chi sta fuori da uno schema di regime.
Il rapporto tra arte e potere, con i suoi misteri, le sue ossessioni – forse proprio perché desideri inappagati o inascoltati – rappresenta sicuramente questa enigmatica combinazione, che lega ma mette contemporaneamente e inesorabilmente in contrapposizione corpo e spirito, quasi fossimo condannati tutti a decidere per l’uno o per l’altro nella speranza e nella vana illusione del cambiamento verso l’ideale e l’universale.

Mario Casanova, Tel Aviv, 2017


Un particolare ringraziamento va al Kunstmuseum Bern, Expressionismus-Stiftung beim Kunstmuseum Bern, Helvetia Kunstsammlung Basel, Collezione Giuseppe Iannaccone Milano, Collezione d’Arte Matasci, Bibliothèque Nationale Suisse, Fondazione Ignaz & Micha Epper Ascona, Famiglia Cavallotti Bergamo, Hauser & Wirth Zürich, Lisa Wenger, Alice Pauli Lausanne, Katz Contemporary AG Zürich, ACB Gallery Budapest, Várfok Galéria Budapest, agli artisti e collezionisti anonimi per aver reso possibile la realizzazione di questa mostra con il prestito delle loro opere.


MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino è sostenuto finanziariamente e culturalmente da Repubblica e Cantone del Ticino/Swisslos, Alfred Richterich Stiftung Kastanienbaum, Città di Bellinzona, Amici del MACT/CACT, i Collezionisti e gli Artisti.




Hebrew (translation by Gabriela Padovano)


 VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE. ESSERE ED ESPRESSIONE. RIFLESSIONI SULLA DEGENERAZIONE NELL’ARTE CONTEMPORANEA. LIRICA E BRUTALITÀ PER UN ANNIVERSARIO NON COMMEMORATO

הווייה והבעה, הרהורים על ההתנוונות באמנות בת זמננו. ליריקה וברוטליות ליום השנה שלא הונצח.

אווה אפלי, אנטונין ארט, קטיה באסאניני, ג'ונה ברנרדי, ג'רמי בלאנס,לואיז בורג'ואה, ואנטה קאבלוטי, ג'אן קורטי, כרמלו קוטולי, מרטין דיסלר, נטלי דג'ורברג, פיוטר דלוזנייבסקי, פרידריך דירנמאט, איגנאץ אפר, אנדראה גאבוטי, לאסלו גיורפי, ליאור הרשקוביץ, אסגר יורן, קסאבה קיס רוקה, מריל לויס, פאולו מאצוקלי, הרמן ניטש, מרט אופנהיים, סימון פלגריני, ולטר לוקה סיניורילה, ניקולס סינקלייר, חיים סוטין, לואיס סאוטר, וולגאנג סטילר, טומאק, וארלין, סנדרה ואזקז דלה הורה.

קונספט התערוכה של מריו קזנובה

אוצרים: מריו קזנובה, מתיה דסוגוס, ההנסלר הוגט



המוזיאון העירוני VILLA DEI CEDRI
פתיחה: יום שישי 10 במרץ 2017 בשעה 18:00

MACT/CACT אמנות בת זמננו, טיצ'ינו
פתיחה: יום שבת 11 במרץ 2017 בשעה 17:30


11 במרץ – 4 ביוני 2017


נפתחת במשכן המוזיאון העירוני של VILLA DEI CEDRI  ו - TMAC/CACT אמנות בת זמננו טיצ'ינו בבלינצונה, תערוכה בנושא
הווייה והבעה הרהורים על ההתנוונות באמנות בת זמננו.ליריקה וברוטליות ליום השנה שלא הונצח. מראשיתה התערוכה שואבת את השראתה מאמן שויצרי שנפטר ב-1996, שעבודתו מציעה – מבחינת התכנים ואמצעי הגישה- מחשבה סביב תהליך היצירה בכללותו וייצוגו, התערוכה אינה פוסחת על הרחבת הנושא, מדגישה גישות אנאליטיות ובוחנת את עולם התרבות ביחסו אל הפוליטיקה והשלטון. השוואה כזו לא תמיד קלה בעיקר במסגרת דיאלוג / עימות עם הממסד.


הנושא נהגה ע"י האוצרים כאתר רוחני הטרוטופי של חופש ואינדיבידואליות של האמן, הגישה אל התמטיקה מתממשת ומתפתחת כפלטפורמה להרהורים על העימות או על המשוואה אמנות - שיגעון, בכוונה לעקוב אחר קו ההבחנה בין המקום החברתי הנחלק בהתאמה ומרחב הביטוי וההבעה הפנימיים, האישיים והייחודיים של המחבר. התמטיקה מתמקדת בהוויית האמן, אולם גם על מימוש מאותה נקודת מבט סוציו-פוליטית ואתית, לא רק בתקופה היסטורית מסוימת, אלא באופן כללי, בהדגשת מקור ההיווצרות, היצירה והמכאניזמים המשנים מטאפורית את היקום הרוחני ואת האיזון הבלתי יציב בין מציאות ואמת, בין כסף וערך. ואכן סביב תפיסה זו, מתגבשת באיטיות ראשית הבלטת העשייה. המחשבה הינה מָגְמָה וירטואלית של יצירתיות, במידה שפעולת המחשבה היא מחוץ לתחום,  אוניברסלית, אינסופית ובלתי מוגבלת, ובמידה מסוימת משוחררת מנוקשות מוסרית; רומזת רציונלית, לא רציונלית.

בתוככי פריזמת הדחיות ומקבילות היסטוריות, מעניין להעיר מחדש דמויות מיתיות ומיתולוגיות כגון דיוניסוס ובכחוס, שבכוח רצונם לאבד את התבונה ולהשתחרר באמצעות אדי האלכוהול, מיצגים היטב את הפאראדיגמה של האדם האונטולוגי בתוך התהליך האקסיסטנציאלי / אקסיסטנציאליזם מהלידה ועד המוות, באמצעות החזרת הבלתי מודע ותהליך הניוון המוסרי בחוסר האיזון בין הקדוש לחילול הקודש. אם עבור פרידריך ניטשה (1844 – 1900) המוסר הינו הבט חשוב של המוסכמה החברתית בורגנית כתוצאה ישירה מחילופי יחסים מסחריים בריאים ומכובדים (הגנאולוגיה של המוסר, 1887), הנה כי כן זרטוסטרה מגלם בדמותו  במידה מסוימת את אי הציות להנחיות היסטוריות-תרבותיות אלו, מתגבר עליהן לטוב ולרע לעבר זהות חדשה של האדם העליון.
כאן נפתח עולם אחר, נפתח שער בלתי מוכר – זה של האמנות ושל ה"בחירה החופשית" – המרחיקה אותנו מהקו המנחה הרגיל המפרש את התופעות המקיפות אותנו, להן נקרא 'בורגניות', אלא שאינן מתיחסות למעשה למעמד החברתי העלוב, הנזקק עד היום לממון וחילופים מסחריים ומהם הוא ניזון. 

מהקשר הנעים והמופרע בין השלטון לאמנות  נובעת דמות האמן סרקאסטית ומשוגעת, סאטירית ובת כלאיים, סוג של ליצן חצר, המצליח בכל זאת לגרום לניכור ולהזנחת המציאותי. האמן ומחשבותיו הם חפשיים מדי, וירטואליים- כמו שצריך- ועל היחס בין אמנות לשוק נכפו עם הזמן שינויים משמעותיים.

משחר המאה ה-20, בהמשך לנפילתן של האריסטוקרטיות המוחלטות, העצמה הופכת להיות המקור הפוליטי והתואנות הרפובליקניות מופיעות מחדש בצורה שונה ובמובן מסוים ממאירה וגם תפיסת התרבות של ההמונים, תוביל לתגובות קשות ומסוכנות לחופש ולא רק האינדיבידואלי.

ב-1937 אדולף היטלר עוסק בתמטיקה זו בצורה מודגשת יותר מכל דבר אחר, וחנך באמצעות גבלס את התערוכהENTARTETE KUNST  (אמנות מנוונת) חשף את הבעיות הכלכליות של גרמניה של אז וביחסו לאותן קטגוריות חברתיות וגזעיות, את האחריות לכל הרעות החולות שבעולם; ובמיוחד ליהודים, לשונים ולאנשי רוח, כולם אשמים בכך שגרמו לממזור הזהות הארית. טיהור המוזיאונים וכל אותה אמנות שנחשבה כמתנגדת לתרבות הגרמנית, העוזרת להגביר את תאוריות חוסר השיוויון שבין הגזעים; כמו גם תפיסת 'ההתנוונות' המיושמת לתחום האמנות, כל אלו מתמתנים עם הזמן, ובתלות במצבים ההיסטוריים והגאופוליטיים מתעצבים וכובשים מציאויות אחרות, לדוגמא, הרגעים החשוכים של התרבות הסובייטית תחת שלטון העריצות של סטלין או המאואיזם בסין. הנאציונליזם ההיטלריאני דחה כל צורה הנקראת 'ביטוי של הנשמה'; יוצא מן הכלל שנוא כל כך, מונח שבאותם ימים היה בשימוש על ידי המשטר הפוליטי כדי להגדיר ולערוך את המובן הרברבני של התנוונות היצירה האמנותית, של המחשבה החופשית ושל ההתפרקות המוסרית של החברה. כותרת התערוכהVERLEIHUNG DER NARRENKAPPE. - הענקת כובע המשוגע, מכילה הנחה קבועה מראש זו, התנוונות לא רק של האמנות כמו גם היחס בין הכוח- אמנות – חופש הביטוי. הרגע ההיסטורי העכשווי מעורר מחדש זכרונות אותם חשבנו לרדומים, ובכך מאשרים שההיסטוריה חוזרת על עצמה והמצפון שאין לטעות בו כפוף לתרגול התרבות.
הנה לפיכך האמן הופך להיות מר יוזף ק. בעל זיכרון קפקאי ב "המשפט" (1925) או טוב יותר גרגור, גיבור מטמורפוזה (1915), שם, למראית עין, חוסר היכולת להתיחס למציאותי ולהביע את החופש האמנותי – יצירתי, יוצר את השונים, כמו הפיכתו של גרגור לחרק.

ובדיוק במעבר בין המאה ה-19 למאה ה-20, מגדירים את עצמם הפרמטרים להפרדה לחלקים ולפרדוקסליות של הביטוי השולי של אספקטים חברתיים אלו הודות לגילוי הפסיכואנליזה ומחקריו של לומברוזו -עד היום- לא הצלחנו אף פעם לתפוס את האינדיבידואליות  כערך מוסף, אלא  כסוג של התגלמות מָפְלַה ונמשכת וכיסוד של הפרעה מסוכנת.
VERLEIHUNG DER NARRENKAPPE – הענקת כובע המשוגע בונה מסד, שעליה תשנע פיונים סבירים כדי להתחיל דיון על נושא היחס בין יצירתיות / שיגעון או תרבות/ עצמה בחברת אחדות הדעות.

ניתן לחשוב שיצירת הגבולות  בין הכאן לשם הינה ברת חלוף, רכה ותמיד שבירה מדי בתוככי חברה נורמטיבית המבוססת על מודל אלפאבתי ומסודר, היכן שהיחס בין הרוב למיעוט בין מה שנחשב לצודק ובין מה שאינו נחשב לכזה - מגדיר את עצמו בצורה אלימה.

משהו חדש ומתפרץ נוצר במהלך כל המאה ה-20: תפיסת ההמונים ושלטון של כניעת התרבות להכתבה של הפוליטיקה הדמוקרטית ושל 'טובת הכלל' לכאורה, היכן שהפנופטיקוני נותר לא רק מודל שניתן ללכת בדרכו אלא הופך להיות גם לימפה של תקשורת חברתית, שמטרתה הבלעדית יכולה להיות חיזוק הקונצנזוס שמטרתו להכות בתדהמה את הדעות האישיות.

האמנות הינה בתוך סכמה סוציו-פוליטית זו, אי שאינו קיים, אתר של תענוגות מתוסכלים ומשקל נגד סובייקטיבי. הטיפש - הנָאר Narr  הוא האמן, אך גם ה'אחר' ,לעיתים קרובות מעל או מתחת לממוצע החברתי, כפי שתפיסת הענקת כובע המשוגע מייצגת היטב את המטאפורה של המצב האנושי של מי שנמצא מחוץ למסגרת השלטון.

היחס בין אמנות ועצמה, על כל תעלומותיו, על כל האובססיות שלו, - אולי דווקא בגלל רצונות שלא באו על סיפוקם ולהם לא הקשבנו– מיוצג בביטחון על ידי תערובת אניגמטית זו, הקושרת ובו זמנית יוצרת ניגוד ענינים בין גוף ונפש, כמעט כאילו כולנו נדונים להחליט על האחד או על השני בתקווה ובאשליית שווא לשינוי לעבר האידאלי והאוניברסלי.
  
מריו קזנובה, תל אביב 2017



תודה מיוחדת ל-KUNSTMUSEUM  ברן,
 ברןEXPRESSIONISMU-STIFTUNGBEIM KUNSTMUSEUM   
ELVETIA KUNSTAMMLUNG באזל
אוסף ג'וספה יאנאקונה מילאנו, אוסף האמנות מאטאשי, הספריה הלאומית של שוייץ,
קרן איגנץ ומיכה אפר אסקונה, משפחת קאבלוטי ברגאמו, האוזר ווירט ציריך, ליזה ונגר,
אליס פאולי לוזאן, כץCONTEMPORAY AG  ציריך, גלריית ACB בודפשט,
גלריית וארפוק בודפשט, לאמנים ולאספנים האנונימיים שאפשרו את מימושה של תערוכה זו
בהשאלת יצירותיהם.




Ph Carmelo Cutuli









Ph. Pier Giorgio De Pinto © PRO LITTERIS Zürich










































Ph TOMAK




24 December 2016

Cahier d'Art #12 / ANGOLAZIONI 2. ARTISTI DELLA COLLEZIONE BERLA / A cura di Mattia Desogus
















Cahier d'Art #12
ANGOLAZIONI 2. ARTISTI DELLA COLLEZIONE BERLA.
A cura di Mattia Desogus
Introduzione e testo critico di Mattia Desogus
82 pagine (I-GB)

MACT/CACT Publications 2016